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Stratigrafia e Matrice di Harris: la logica dello scavo

La stratigrafia è il fondamento logico dell'interpretazione archaeologica. Il principio di base — che gli strati si depositano in sequenza, con i più recenti sopra i più antichi — fu formulato dal geologo danese Nicolaus Steno nel XVII secolo nella sua "Dissertatio de solido intra solidum naturaliter contento" (1669) e applicato sistematicamente alla geologia da Charles Lyell nel XIX. Applicata all'archeologia, la stratigrafia fornisce il quadro per determinare le relazioni temporali tra le evidenze materiali: quello che è sotto è (di regola) più antico di quello che è sopra.

Il principio sembra ovvio enunciato così, ma la sua applicazione pratica in un sito archaeologico complesso — con secoli o millenni di occupazione, ricostruzioni, crolli, intrusioni, riutilizzi e perturbazioni naturali — richiede un sistema rigoroso di documentazione e di ragionamento logico. La Matrice di Harris è lo strumento principale per gestire questa complessità.

Cosa sono le unità stratigrafiche

In un deposito archaeologico, ogni layer (strato di sedimento), interfaccia (superficie di contatto tra due strati), struttura (muro, pavimento, buca) o riempimento è definito come un'unità stratigrafica (US o SU, Stratigraphic Unit). Un muro è un'unità stratigrafica costruita; il piano di fondazione scavato nel terreno per ospitarlo è un'interfaccia (il taglio) che precede il muro; la terra di scarico rimossa per scavare la fondazione è stata depositata da qualche parte, costituendo un'unità di scarico; il crollo del muro è un'unità di riempimento successiva al muro.

Ogni unità stratigrafica ha un numero univoco (US 001, US 002, ecc.) e viene documentata prima di essere rimossa. La documentazione comprende: descrizione fisica (colore secondo la Munsell Soil Color Chart, tessitura, composizione, contenuto di reperti), documentazione grafica (planimetria in scala 1:20 o 1:50), fotografia dall'alto e in prospettiva, campionamento sistematico per analisi chimiche, botaniche, faunistiche.

Lo scavo stratigraficamente corretto prevede la rimozione delle unità nell'ordine inverso di formazione: prima le più recenti, poi le più antiche. I materiali trovati in ogni unità (ceramiche, ossa, monete, semi carbonizzati) vengono mantenuti separati in sacchetti etichettati con il numero dell'US, permettendo di datare ogni unità sulla base del suo contenuto e di ricostruire la sequenza cronologica.

I quattro principi di Harris

Edward Harris, lavorando a Winchester negli anni Settanta, formalizò i principi fondamentali della stratigrafia archaeologica nel libro "Principles of Archaeological Stratigraphy" (1979), identificando quattro leggi:

La legge di sovrapposizione: nelle sequenze stratigrafiche non disturbate, ogni strato è più recente di quelli che si trovano sotto di esso. La legge dell'orizzontalità originaria: gli strati tendono ad essere depositati in posizione orizzontale; se uno strato si trova inclinato, la causa è un processo successivo alla deposizione. La legge della continuità originaria: ogni strato si estende originariamente ai limiti naturali o artificiali del bacino di deposizione; se un bordo è verticale, una parte dello strato è stata rimossa. La legge della sovrapposizione stratigrafica: le unità stratigrafiche hanno una sequenza che può essere ricostruita determinando le relazioni di "più antico/più recente" tra ogni coppia di unità a contatto.

Queste leggi sembrano semplici, ma applicarle in un sito complesso richiede di distinguere i depositi primari (formati nel luogo dove si trovano) da quelli secondari (materiale spostato), di identificare le intrusioni (buche scavate in un periodo successivo nel terreno di un periodo precedente), e di riconoscere le interfacce di erosione o di attività umana.

La Matrice di Harris: rappresentare le relazioni

La Matrice di Harris è un grafico che rappresenta visivamente tutte le relazioni stratigrafiche tra le unità di un sito. È un grafico aciclico diretto (DAG, Directed Acyclic Graph) in cui ogni nodo rappresenta un'unità stratigrafica e le linee di connessione indicano le relazioni di precedenza: se la US 005 si trova sopra la US 012, si disegna una linea che va da US 005 a US 012, indicando "US 005 è più recente di US 012". Le unità senza relazione stratigrafica diretta ma con la stessa posizione relativa nella sequenza sono collegate da una linea orizzontale.

Il risultato è una rappresentazione visiva dell'intera sequenza stratigrafica del sito che ha proprietà importanti. Prima: permette di verificare la logica interna delle relazioni — se la matrice contiene un ciclo (A è più antico di B, B più antico di C, C più antico di A), c'è un errore nell'interpretazione stratigrafica da individuare e correggere. Seconda: permette di comunicare la sequenza in modo chiaro tra colleghi che non hanno lavorato sul campo. Terza: permette di aggregare le unità in fasi interpretative (Fase 1 = strutture del periodo romano, Fase 2 = strutture del periodo medievale) in modo esplicito e verificabile.

Il software Harris Matrix Composer e il sistema context.io (sviluppato dall'Università di Southampton) permettono la gestione digitale delle matrici con migliaia di unità, la verifica automatica della coerenza logica e l'esportazione in formati standard.

Il principio di contaminazione

Il rischio più grande nella lettura stratigrafica è la contaminazione: la presenza di materiale di datazione diversa all'interno di un'unica unità per cause naturali o culturali. Un muro medievale può contenere nel suo nucleo un frammento ceramico romano riutilizzato come materiale da costruzione (spolium); questo frammento è più antico del muro, ma se preso acriticamente come indicatore della datazione del muro darebbe un risultato errato.

Le bioturbazioni sono la causa più comune di contaminazione: le radici di piante spostano materiali verticalmente e orizzontalmente; le tane dei roditori (soprattutto conigli e talpe in Europa) riportano materiali antichi in superfici recenti e portano materiali recenti in profondità; le gallerie dei lombrichi rimescolano i depositi superficiali. In ambienti umidi tropicali, la bioturbazione può rimescolare completamente i depositi fino a 30-40 cm di profondità, rendendo la stratigrafia convenzionale inapplicabile.

L'intrusione culturale deliberata — la buca scavata in un momento posteriore che taglia attraverso strati precedenti e viene poi riempita con terra e materiali misti — è un'altra fonte comune di contaminazione. La chiave è riconoscere l'interfaccia di taglio della buca (una superficie netta che taglia attraverso le stratificazioni orizzontali precedenti) e trattare il suo riempimento come un'unità separata datata dal materiale più recente in esso contenuto, non dal materiale degli strati che taglia.

Stratigrafia in contesti urbani complessi

In siti urbani con lunghe sequenze di occupazione — come Roma, Londra, Costantinopoli, o i tell mesopotamici con decine di metri di depositi sovrapposti — la stratigrafia può raggiungere profondità di 10-15 metri con decine o centinaia di fasi distinte, ognuna con strutture, scarti, orizzonti di distruzione e periodi di abbandono.

In questi contesti, la Matrice di Harris diventa indispensabile per mantenere la coerenza logica dell'interpretazione attraverso centinaia di unità stratigrafiche numericamente distinte. Gli scavi del Museum of London Archaeology (MOLA) nei cantieri del centro di Londra producono routinariamente matrici con 500-2.000 unità stratigrafiche per scavo; il progetto Crossrail (Elizabeth Line) ha prodotto stratigrafie con oltre 10.000 unità su diversi siti.

Nei tell del Vicino Oriente — accumuli artificiali dove insediamenti sovrapposti su millenni creano colline artificiali alte fino a 40 metri — la stratigrafia di Çatalhöyük, Jericho o dei grandi tell siriani come Tell Brak ha richiesto decenni di scavo per essere documentata in modo coerente, con la Matrice di Harris come strumento di aggregazione delle migliaia di unità identificate.

Geoarchaeologia: quando la stratigrafia richiede la geologia

In contesti con depositi perturbati — campi di battaglia, discariche medievali, siti esondati, coste marittime soggette a ingressione marina — la stratigrafia archaeologica classica è complicata da processi geologici e sedimentologici che richiedono l'integrazione con la geoarchaeologia.

La geoarchaeologia applica i metodi della sedimentologia, della petrografia, della micromorfologia (analisi di sottili sezioni di sedimento al microscopio) e della geochimica del suolo per caratterizzare i processi di formazione e trasformazione dei depositi. Permette di distinguere depositi di piena da depositi di uso umano, di identificare superfici di calpestio antico dentro le stratigrafie, di ricostruire i cambiamenti del paesaggio che incorniciano la storia del sito.

Il geoarcheologo Karl Butzer ha dimostrato negli anni Settanta-Ottanta che i siti del Nilo non possono essere interpretati senza comprendere i cicli di inondazione del fiume; i siti della costa mediterranea richiedono la comprensione dei cambiamenti del livello del mare e delle variazioni costiere degli ultimi 10.000 anni.

Stratigrafia subacquea

I fondali marini e lacustri hanno stratigrafie proprie, spesso più complesse di quelle terrestri per i processi idrodinamici di rimescolamento (correnti, bioturbazione di organismi bentonici, tempeste). I relitti navali poggiano su fondali che hanno la loro storia di deposizione sedimentaria; i porti sommersi hanno strutture in muratura che interagiscono con i sedimenti in modi diversi dagli equivalenti terrestri.

La metodologia della stratigrafia subacquea si è sviluppata principalmente dal lavoro di George Bass e del Texas A&M Institute of Nautical Archaeology dagli anni Sessanta: la documentazione fotostratigrafica dei relitti, l'uso di quadrati metallici come sistema di riferimento e la rappresentazione tridimensionale dei depositi sui fondali hanno adattato i principi terrestri all'ambiente subacqueo.

Esplora sulla mappa

I siti con stratigrafie particolarmente profonde e complesse — come i tell mesopotamici, le città romane multistrato, i siti urbani medievali europei — sono tra i più rappresentati sulla mappa. Le sequenze stratigrafiche di questi siti coprono millenni di storia umana in pochi metri verticali.

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